Chi siamo

Il Coordinamento degli operatori dei servizi a bassa soglia del Piemonte è un coordinamento nato “dal basso” nel 1999 tra operatori sia delle ASL che del privato sociale, in attività presso servizi ed interventi di bassa soglia della Regione Piemonte, quali drop in, unità di strada, dormitori, servizi di pronta accoglienza e assistenza socio-sanitaria. E’ composto da diverse figure professionali (medici, psicologi, infermieri, educatori, assistenti sociali, operatori pari), volontari e consumatori di droghe.
Gli scopi del coordinamento sono: migliorare la comunicazione tra servizi; ottimizzare il lavoro di rete a favore di un miglior servizio agli utenti; formazione e autoformazione; studi e ricerche per l’innovazione; comunicazione e coinvolgimento delle pubbliche istituzioni; sensibilizzazione, attivazione e negoziazione per una miglior qualità delle politiche e degli interventi nel campo delle emarginazioni urbane e delle dipendenze.
La Regione Piemonte ha una “lunga tradizione” di strutture di facile accessibilità, il Coordinamento, una tra le pochissime esperienze a livello nazionale, ne è la conferma.
La scelta di creare un Coordinamento che fosse rappresentativo dei lavoratori che operano nei servizi a bassa soglia e degli utenti, ha permesso di fare un importante lavoro teorico e formativo in un ambito che non aveva ancora sviluppato un pensiero condiviso.
La bassa soglia è un area di lavoro relativamente nuova che ha avuto bisogno di intraprendere una ricerca ed una condivisione concettuale sugli ambiti del proprio intervento. Inoltre, l’essere nato dall’esigenza degli operatori di cui è rappresentativo e non dei servizi ha permesso di proporsi come soggetto “politico” e poter prendere parola e posizione su alcuni temi.
Il Coordinamento vuole proporsi, anche, come laboratorio di promozione di una nuova cultura dell’agire sociale e degli interventi relativi alle dipendenze.

Logo cobs giallo nero

Marzo 1999: con il “Meeting nazionale delle unità di strada” termina la sperimentazione delle esperienze Outreach in Italia e si dà inizio ad una nuova fase. E’ tempo di consolidare metodi e strumenti appresi, di produrre documentazione e di valutare processi ed esiti. I servizi a bassa soglia del Piemonte non sono soltanto Unità di Strada ma comprendono: drop-in center, dormitori, centri diurni per adulti in difficoltà, gruppi a bassa soglia all’interno dei Ser.T , ambulatori medici, I.S.I., associazioni, educativa di strada, sportelli di orientamento e sostegno.

E proprio nell’ottica del lavoro “in rete” che i diversi servizi hanno cominciato a dialogare per agevolare i percorsi degli utenti e per formare nuovi operatori sul campo. Da qui l’idea di un Coordinamento tra agenzie: è ormai evidente che “determinate tematiche” coinvolgono tutti i servizi e che solo nella collaborazione si hanno maggiori possibilità di sviluppo.

I servizi a bassa soglia sperimentano da anni un metodo di intervento nuovo, ancora non completamente definito, ma che ha già dimostrato la sua efficacia e l’alto valore sanitario. Un metodo che si realizza nel rapporto informale, nella multidisciplinarietà dell’équipe, nell’utilizzo di strategie di rete e di empowerment, nell’elevata accessibilità a interventi professionali qualificati (accompagnamento educativo, contenimento e supporto psicologico, informazione e presa in carico sanitaria, mediazione dei conflitti, facilitazione dell’auto aiuto, possibilità di prevenzione e contatto con il sommerso).

Il coordinamento degli operatori dei servizi a bassa soglia nasce dunque dall’esigenza di lavorare in rete e di confrontare filosofie, metodi, stili di lavoro e nodi problematici.

A noi è stato chiesto di raccontarci come “nuovi servizi e nuove professionalità”. Ma è corretto il termine “nuovi”? La maggior parte di noi è da anni attiva sul territorio in progetti che partecipano a pieno titolo alla rete dei servizi. Però conosciamo tutti la fatica a far tradurre il riconoscimento in piena legittimazione istituzionale. Se formalmente molti di noi sono fermi alla fase sperimentale, all’interno dei progetti esiste grande fermento, di cui ad esempio in Piemonte il coordinamento stesso è “creatura”.

Rimangono quindi da risolvere non pochi problemi: la scarsità della letteratura (soprattutto di un approfondimento della realtà Italiana che, rispetto al Nord Europa, favorisce la presa in carico come valore aggiunto al servizio erogato), la formazione e il riconoscimento di nuove figure professionali (educatore pari), o la conversione di professionalità prima inesistenti in questo ambito (medico e psicologo), il dialogo con i servizi di diverso approccio, il passaggio da “bassa soglia” come lusso a “bassa soglia” come necessità…

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