La cura senza interferone funziona per pazienti in trattamento con metadone e buprenorfina

Daniel_CohenFonte: Hiv & Aids Information

Le persone con epatite C cronica, in trattamento sostitutivo da oppiacei con metadone o buprenorfina, possono contare su una nuova terapia sviluppata dalla AbbVie che secondo i primi test effettuati risulta essere sicura ed efficace. La terapia denominata “3D”, sfrutta l’azione antivirale diretta dei principi attivi con l’aggiunta di ribavirina e ha dato risultati sorprendenti giungendo, nella sperimentazione che si sta portando avanti, a un tasso di guarigione pari al 97%. Elemento importante della terapia è la totale mancanza di interferone che rende l’assunzione completamente orale. I risultati sono stati presentati già il 25 luglio scorso nel corso della 20ª Conferenza Internazionale sull’AIDS a Melbourne.

Il virus dell’epatite C (HCV) è facilmente trasmissibile attraverso la condivisione di aghi e attrezzature per l’iniezione e lcoloro i quali fanno un uso iniettivo di sostanze risultano avere alti tassi di infezione in tutto il mondo. In genere però, solo una piccola parte di tale popolazione di persone che usano sostanze, ha potuto ricevere il trattamento a causa delle preoccupazioni – in parte reali, in parte infondate o ingigantite – circa la tollerabilità, l’aderenza e l’efficacia delle terapie fin qui disponibili. Aggiungiamo noi, in alcuni stati piuttosto che in altri, lo stigma e la discriminazione nei confronti delle persone che usano sostanze illegali, ancor più se per via iniettiva, è un ulteriore barriera all’inizio del trattamento.

I nuovi agenti antivirali ad azione diretta che colpiscono varie fasi del ciclo di vita del virus HCV hanno portato a una vera rivoluzione nel trattamento. Recenti studi hanno dimostrato che la combinazione di due o più DAAS senza interferone presenta tassi di guarigione nel range del 90% per la maggior parte dei pazienti trattati.

Il regime battezzato “3D” della AbbVie è composto da un inibitore della proteasi dell’HCV denominato ABT-450, un dose di 100mg di ritonavir potenziato con ombitasvir (ex ABT-267), inibitore della NS5A (una proteina non strutturale che ha un ruolo chiave nella replicazione del virus), assunta una volta al giorno, in aggiunta a dasabuvir (ABT-333, inibitore della polimerasi) e ribavirina assuni due volte al giorno. Come riportato in precedenza, tale combinazione ha guarito il 96% dei pazienti precedentemente non trattati e trattati con genotipo 1 (uno dei genotipi più difficili da trattare con le terapie a base di interferone).

Daniel Cohen di AbbVie ha presentato i risultati di uno studio di fase 2 atto a valutare la sicurezza e l’efficacia della combinazione 3D per le persone croniche con genotipo 1 in terapia sostitutiva con oppiacei, metadone o buprenorfina, con o senza naloxone. Precedenti studi sull’interazione tra i farmaci hanno stabilito che non vi è alcun effetto significativo sulla farmacocinetica di metadone o buprenorfina.

La sperimentazione ha incluso 38 partecipanti in otto siti in Nord America. Due terzi erano uomini, quasi tutti bianchi. La cui età media era di 48 anni. Il 68% aveva più il genotipo 1a, più difficile da trattare, il resto quello1b. Un terzo aveva la variante del gene IL28B CC. La maggior parte (95%) non erano mai stati trattati.

La maggioranza dei partecipanti aveva una fibrosi epatica lieve (uno stadio F0-F1), il 16% moderata (stadio F2) e il 5% era in uno stadio avanzato (F3); lo studio non ha incluso persone con cirrosi (stadio di fibrosi F4). Sono state, inoltre, escluse le persone con comorbilità per HIV o coinfezione con epatite B .

I partecipanti a questo studio clinico aperto (particolare studio clinico in cui sia il medico sia i soggetti inclusi sono a conoscenza del trattamento assegnato) – divisi equamente tra assuntori di metadone e buprenorfina – sono stati trattati con la combinazione 3D più ribavirina opportunamente dosata in relazione alla massa corporea, per 12 settimane. Sono stati seguiti per 24 settimane dopo il completamento della terapia per determinare la risposta virologica non rilevabile a 24 settimane (SVR24). Una risposta virologica sostenuta non rilevabile a 12 settimane (SVR12), è già considerata una cura efficace.

Tutti, tranne un paziente, mostravano un HCV RNA non rilevabile alla fine del trattamento e hanno mantenuto tale risposta nelle 24 settimane post trattamento, con conseguenti tassi di SVR12 e SVR24 del 97%. Il partecipante rimasto positivo aveva abbandonato lo studio alla seconda settimana. Non ci sono stati casi di nuove infezioni virali o recidive post trattamento.

Il regime 3D + ribavirina, generalmente è risultato sicuro e ben tollerato. Solo due partecipanti (5,3%) hanno sperimentato gravi eventi avversi (un ictus e un cancro), tra cui il paziente di cui sopra che, proprio per questi motivi, hanno interrotto in anticipo la sperimentazione. L’effetto collaterale più comune sono state nausea (50%), affaticamento (47%), cefalea (32%), insonnia (18%) e rash cutaneo (16%). Due persone hanno mostrato bassi livelli di emoglobina – quale effetto collaterale della ribavirina – ma nessuno ha sviluppato un’anemia grave.

Nessun partecipante ha richiesto un aggiustamento della dose di metadone o buprenorfina durante il trattamento.

I ricercatori hanno concluso che: “Il regime 3D + ribavirina ha raggiunto un tasso di SVR24 del 97,4% nei 38 pazienti con genotipo 1 in terapia sostitutiva con oppiacei”,. Questi risultati sono stati “paragonabili ai risultati precedentemente riportati in entrambi i pazienti con genotipo 1, naive al trattamento e pre-trattati”.

“A 12 settimane, il regime completamente orale è risultato molto efficace e ben tollerato e può costituire un’opzione di trattamento attraente per i pazienti di genotipo 1 con infezione in terapia sostitutiva con oppiacei,” hanno suggerito, e “i pazienti in terapia sostitutiva con oppiacei stabile possono essere adatto a trattamento all-orale per HCV. “

Cohen ha affermato che i precedenti studi hanno dimostrato che il regime 3D è molto efficace per le persone con cirrosi, ma l’interazioni con metadone e buprenorfina “può essere imprevedibile nelle persone con malattia epatica avanzata”.

Cohen ha osservato, inoltre, che i partecipanti hanno dimostrato “ottima aderenza”, indicando che la preoccupazione, per le persone che fanno uso di droghe, di non essere in grado di rimanere in terapia, non sono un motivo per sospendere il trattamento, soprattutto con i nuovi regimi privi di interferone.

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